La locazione, come noto, è il contratto col quale una parte (locatore) si obbliga a far godere all’altra (conduttore) una cosa mobile o immobile per un dato tempo verso un determinato corrispettivo (art. 1571 c.c.); si distingue dal comodato, che è un contratto essenzialmente gratuito (v. art. 1833 c.c.), mentre si parla di affitto quando il contratto ha per oggetto il godimento di una cosa produttiva (art. 1615 c.c.). Chiunque abbia la disponibilità, anche di fatto, di un immobile in base a un valido titolo non contrario a norme di ordine pubblico può concederlo in locazione, in rispetto di quanto prevede la legge. La locazione di immobili ad uso abitativo è regolata dalla Legge 9 dicembre 1998, n. 431. È una legge che ha dato vita ad una serie di sottotipi di locazione modellati in funzione della destinazione del bene locato e degli effettivi interessi dei contraenti, che comunque ha limitato la libera volontà delle parti nella previsione delle clausole contrattuali, così da prevedere la nullità di quelle contrarie alla legge. Tra le varie tipologie vi rientra anche la locazione a canone concordato di cui al comma 3, art. 2 della citata Legge. Con il D.M. 16 gennaio 2017 sono stati modificati alcuni dei punti più salienti della disciplina in esame, come l’introduzione di nuovi criteri per la determinazione dei canoni.
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