La perdita d’esercizio rappresenta il risultato della gestione aziendale alla fine dell’esercizio, caratterizzato da un totale costi superiore al totale ricavi. Essa può “intaccare” più o meno gravemente il capitale sociale. A tal proposito il codice civile distingue le perdite che non superano 1/3 del capitale sociale da quelle che lo superano. Nel primo caso, è consentito oltre alla copertura della perdita, il rinvio della stessa a nuovo. Nel secondo caso competono precisi obblighi agli organi sociali: convocazione, senza indugio, dell’assemblea dei soci, redazione di una situazione patrimoniale della società, esposizione dei fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della relazione. Se la riduzione del capitale sociale per perdite non è tale da ridurre il capitale stesso oltre il limite legale, la perdita può essere portata a nuovo ma se entro l’esercizio successivo non è diminuita a meno di 1/3 è necessario provvedere alla riduzione del capitale sociale. Se invece la riduzione del capitale sociale per perdite è tale da ridurre il capitale stesso oltre il limite legale deve essere convocata immediatamente l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale sociale ed il contemporaneo aumento dello stesso.La perdita fiscale rappresenta la differenza negativa tra i ricavi/compensi imponibili e i costi/oneri deducibili. Possono essere portate in detrazione di redditi imponibili di futuri esercizi con differenti regole in base alle caratteristiche del soggetto che le ha maturate. Nel caso di soggetti IRES, fatta eccezione per le perdite fiscali maturate nei primi tre esercizi di attività, esse possono essere riportate senza limiti temporali, ma per un importo non superiore all’80% del reddito imponibile. Nel caso di soggetti IRPEF, la legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018) ha modificato la disciplina delle perdite allineando, indipendentemente dal tipo di contabilità adottato, la disciplina del riporto delle perdite per tali soggetti con le norme relative ai soggetti IRES.
Condividi l'articolo sui social