La plusvalenza, disciplinata in via generale dagli artt. 2425 e 2427 c.c. e art. 86 TUIR, rappresenta la differenza positiva tra il corrispettivo conseguito dalla vendita di un cespite, (o risarcimento ottenuto per la distruzione o il danneggiamento del bene) al netto degli oneri accessori di diretta imputazione, ed il costo non ammortizzato. Ai fini fiscali, la plusvalenza concorrerà a formare reddito d’impresa se realizzata: mediante cessione a titolo oneroso di immobilizzazioni; mediante cessione di beni strumentali da parte di società in stato di liquidazione;mediante riscossione di indennizzi per risarcimento danni subiti dai cespiti; mediante assegnazione dei beni (diversi da quelli individuati dall’art. 85, comma 1, TUIR) ai soci; mediante destinazione dei beni (diversi da quelli individuati dall’art. 85, comma 1, TUIR) a scopi diversi all’attività d’impresa. Un trattamento particolare, invece, è previsto dall’art. 87 del TUIR, per quanto riguarda le plusvalenze derivanti dalle cosiddette Participation Exemption, (Pex) il quale prevede che rispettate determinate condizioni queste siano esenti ai fini IRES per il 95% (per quanto riguarda i soggetti passivi IRPEF tale esenzione è pari al 50,28%, ai sensi dell’art. 58, co. 2 del TUIR).
A seguito dell’abbassamento dell’aliquota IRES dal 27,50% al 24% a decorrere dal periodo di imposta 2017, si è reso necessario l’aggiornamento della percentuale di concorrenza alla formazione del reddito delle plusvalenze detenute da persone fisiche. La nuova misura stabilita con l’art. 2 del D. M. 26.05.2017 è del 58,14% per le plusvalenze realizzate a partire dall’1.1.2018. La novità, non riguarda i soggetti di cui all’art. 5 del Tuir; pertanto, le plusvalenze su partecipazioni Pex detenute da società di persone ed enti equiparati restano imponibili al 49,72%.
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